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Si può correre dopo una protesi di ginocchio?

Si può correre dopo una protesi di ginocchio?

Chirurgia ortopedica

Per chi pratica sport a livello amatoriale o più semplicemente per mantenersi in esercizio ed in forma come nel caso dei runner, doversi sottoporre a un intervento di protesi articolare del ginocchio (ma anche dell’anca) a causa di dolori rappresenta davvero l’ultima spiaggia. Parliamo infatti di articolazioni che nella corsa sono tanto fondamentali quanto sollecitate, e per questi motivi un chirurgo ortopedico che si occupa di protesi articolari non può che sconsigliare la ripresa di uno sport ad alto carico articolare come quello in questione dopo la loro sostituzione con una protesi.

Quali sono i rischi dopo un intervento di protesi articolare?

Ci sono numerosi fattori che sconsigliano le forti sollecitazioni di cui sopra, a partire dai rischi di mobilitazione della protesi o di microfratture protesiche. Inoltre, in caso di cadute accidentali può più facilmente verificarsi una frattura periprotesica, e per finire non va sottovalutato che la corsa sottopone a maggiore usura i materiali che compongono la protesi stessa. Certo, in tutti questi casi è sempre possibile ricorrere a un intervento di revisione della protesi di ginocchio e anca, anche se questo risulta essere più complesso rispetto ad un intervento di primo impianto.

Quali sono le prospettive di recupero dopo una protesi articolare?

Ad onor di cronaca però va riconosciuto che non solo le tecniche chirurgiche si sono evolute e perfezionate a ritmi vertiginosi negli ultimi anni, ma anche i materiali stessi impiegati negli interventi di protesi articolare vengono continuamente studiati ed affinati, e non sono pochi i casi di runners che con dovute cautele e seguendo precisi percorsi di recupero e riabilitazione hanno ripreso, a distanza di tempo ragionevole, la loro attività. Ci sono diverse variabili a condizionare il decorso post-operatorio: età del paziente, capacità fisiche ed atletiche, il tipo di protesi e non ultimo il peso corporeo. In genere per arrivare ad una deambulazione del tutto autonoma sono necessari tempi che vanno dalle 6 alle 12 settimane, mentre un approccio rigorosamente graduale alla corsa non potrà essere effettuato in ogni caso prima di 6 mesi o 1 anno dall’intervento.

Ripresa graduale e recupero muscolare

Una ipotetica ripresa della corsa dovrà essere attentamente valutata non solo dal chirurgo, ma anche dall’intero team che ha seguito la riabilitazione del paziente. Il decorso post-operatorio dovrà essere seguito in maniera scrupolosa secondo le indicazioni di recupero e riabilitazione fornite dal chirurgo per arrivare all’autonomia con la massima possibilità di articolare e con la dovuta forza muscolare.
Serve infatti un lungo periodo di adattamento per il tessuto osseo che circonda la protesi, il quale non può essere soggetto all’improvviso a forti carichi o forze di impatto. Il programma avrà delle tempistiche ben scandite e personalizzate sui parametri biomedici e corporei ed anche sulle aspettative, con un contemporaneo inevitabile lavoro di rafforzamento della massa muscolare al fine di stabilizzare l’articolazione. Dei muscoli più forti proteggono e sorreggono l’articolazione attenuando il carico al quale essa è soggetta, per cui esercizi mirati come quelli in palestra con sforzi crescenti ed esercizi in ortostatismo quali lo squat saranno di grande supporto. Non è necessario arrivare subito alla corsa, ma si possono nel frattempo stimolare i muscoli e la resistenza con altri sport dal carico inferiore quali il nuoto, il ciclismo in pianura, persino il canottaggio, procedendo step-by-step verso la camminata veloce, un passaggio di transizione verso la corsa vera e propria.

La necessità di frequenti controlli ortopedici

Il paziente operato che non intenda rinunciare alla sua passione ed alla salutare attività sportiva della corsa ha l’obbligo di monitorare attentamente le risposte del proprio organismo e gli eventuali segnali che questo gli invia. È infatti elevato il rischio della modifica della biomeccanica, ossia della ricerca di una differente postura o impostazione dello stile di corsa al fine di ridurre gli effetti degli impatti al suolo, ma non sempre ciò è un bene, anzi: può comportare scompensi a carico di altre articolazioni.
Il dolore è un sintomo soggettivo ed è fondamentale per il controllo di qualsiasi evento patologico, ma in ciascuna delle consulenze che fornisco nei miei studi di ortopedia a Napoli, nei quali è possibile prenotare un appuntamento a questo link, sottolineo sempre che allo stato attuale non ci sono ancora evidenze e studi scientifici sufficienti per cui la responsabilità della ripresa è a carico del runner/paziente stesso.
Sono però opportuni dei frequenti controlli finalizzati alla valutazione di eventuali problemi in atto che l’atleta può non riconoscere oppure può ben tollerare in virtù di una sua più elevata resistenza al dolore, ma che in nessun caso devono essere sottovalutati.

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